Qualche tempo fa, parlando con Silvia, mi è stato proposto di parlare di crisi climatica qui per OverThere. Facciamo un passo indietro, perché è giusto che mi presenti a voi: sono Lorenzo, ho 24 anni, sono un perito chimico ambientale e faccio attivismo per il clima. Ok, così forse è un po’ vago… Cosa significa REALMENTE fare attivismo per il clima? È una domanda che mi faccio spesso anch’io, soprattutto nei periodi in cui sono meno attivo, cosa che si presume sia un attivista. Ed è una domanda che ci siamo fatti in molti, durante il lockdown e anche dopo. Però credo sia utile fare un ulteriore passettino indietro, con un avvenimento che ha cambiato le vite di molti attivisti, ma anche di ragazzi che prima non sapevano nemmeno cosa fosse l’attivismo e la questione crisi climatica: agosto 2018.
Forse qualcuno già ci è arrivato, Greta Thunberg inizia i suoi scioperi per il clima davanti al Parlamento Svedese. Da lì inizia a nascere un movimento che raggiunge il suo picco nel 2019, come sappiamo tutti.
Ma torniamo in un posto più vicino: Vimercate. 15 marzo, primo sciopero globale per il clima. Ormai da diversi anni avevo smesso di fare attivismo, tanto da aver smesso di considerarmi attivista. Sentivo da qualche tempo di Greta e del suo movimento, ma nulla era scattato. Sentendo però di uno sciopero globale una voce dentro si è messa a urlare, a ricordarmi quei 2 anni e mezzo in Legambiente, del mio impegno iniziato a 13 anni per contrastare la TEEM, l’ampliamento del Carosello e la distruzione del Parco delle Cave, l’introduzione della differenziata a scuola, e ancora prima le raccolte di rifiuti che ho iniziato a fare quando avevo solo 6 anni. Poi nel 2016 basta. Sia chiaro, ho continuato a informarmi, parlando con le persone se usciva fuori l’argomento ne parlavo, frequentavo una scuola in cui l’ambiente era un tema importante, più dal punto di vista didattico che pratico, ed ero vegetariano. Conoscevo i cambiamenti climatici, la COP21, ma, nonostante tutto, rispetto al consumo di suolo, all’inquinamento e ad altre tematiche più tangibili e che ti trovi ad affrontare ogni giorno, mi sembrava qualcosa di distante. Si, aumentano le temperature, ma oltre ciò cosa c’è di tangibile? Quando ci sono eventi atmosferici estremi, siccità, trombe d’aria, alluvioni, quante volte questo è collegato alla crisi climatica dalle principali fonti di informazione? I mass media oscurano, le riviste ambientali danno per scontato che si sappia, e non vogliono essere ripetitivi, giustamente, quindi si parla di tutti gli annessi e connessi, ma non del problema primario. Cos’è la crisi climatica? Cosa la comporta? Cosa possiamo fare di concreto NOI? Ma è davvero reale, non è un abbaglio degli scienziati, eccessivamente pessimisti?


Pur concentrato principalmente sulla questione inquinamento, il 15 marzo 2019 ho deciso di fare qualcosa. Andare in piazza a Monza o Milano? Beh, potrei, ma sono previste migliaia di persone… Non ero mai stato in posti così affollati e rumorosi, per un autistico come me sono il male. E in più, è vero che l’oceano è fatto di tante piccole gocce, ma sono così necessario lì? E se lo sciopero lo facessi in un posto scoperto? Manifesto sempre, e vado ad aggiungere un presidio? Idea! Greta si mise davanti al Parlamento, io mi posso mettere davanti alla mia scuola!

15 marzo 2019 – Altri alunni si uniscono all’azione. Sulla sinistra Marco De Martino, sulla destra Cristian Chirinciuc
Ed ecco che da lì, inizia la mia avventura di attivista in Fridays For Future, che mi porta dopo un mese nel coordinamento di FFF Monza, poi a mettermi davanti al Senato quando Greta venne a Roma, e il giorno dopo a scendere per la prima volta in piazza, a Roma, con migliaia di persone, anche se in un angolino per evitare il casino.
A maggio, raccogliendo le opinioni di alcuni altri ragazzi e ragazze della mia scuola che ho avuto occasione di conoscere conseguentemente alla mia azione di marzo, decidiamo di dare un seguito a quell’azione di 2 mesi prima, e fare una nostra manifestazione, a Vimercate, partendo dalla nostra scuola. E così, il 24 maggio, anche se in pochi, una trentina, scendiamo in strada, passiamo dal centro con megafono e cartelloni. E da lì parte l’avventura di FFF Vimercate, tra mozioni nei consigli comunali, convegni, festival, viaggi, assemblee, nuove conoscenze, notti insonni…

Avventura che raggiunge il picco quando, il 27 settembre successivo, dopo aver battuto una ad una le classi della nostra scuola parlando di crisi climatica, portiamo in strada a manifestare 300 persone. Forse poco rispetto ai numeri delle principali città, ma, considerando il contesto e il fatto che noi organizzatori eravamo solo in 5, è stato un obiettivo decisamente importante, e storico per Vimercate.
E storico anche a livello nazionale, dato che quel 27 settembre abbiamo portato oltre un milione di persone nelle piazze di tutta Italia, secondi solo alla Germania.
Possiamo dire che esiste un prima e un dopo 2019: La politica e le aziende non hanno potuto ignorare l’elefante nella stanza, e hanno iniziato a prendere provvedimenti, seppur blandi e intrisi di greenwashing. E non l’hanno fatto perché avessero a cuore il problema (qualcuno sicuramente sì), l’hanno fatto per la pressione dei cittadini.
27 settembre 2019 – Manifestazione per il clima di Vimercate con 300 ragazzi in corteo

Il dopo 27 settembre non è stato quello sperato. Tutto inizia ad essere più complicato, la manifestazione successiva non raggiunge i numeri delle precedenti, poi il Covid, che sposta il focus e impedisce di portare gente in piazza, di andare a parlare nelle scuole. Rimangono i social, si, ma è molto più complicato.
Dopo il Covid, si cerca di tornare alla normalità in maniera graduale, ma, un po’ in tutta Italia, i promotori nelle manifestazioni del 2019 erano fuori dalle scuole, io incluso, che mi sono diplomato a giugno 2020, proprio nel mezzo della prima, e più grave, ondata. Altro problema importante è stato, ed è, il rilievo che il tema climatico ha nell’informazione: prima il covid, poi le guerre, prendono, giustamente, le prime pagine, e il problema sembra diventare secondario, quando non lo è, solo perché non è immediato come gli altri due.
Vedere le piazze gremite per chiedere di fermare il genocidio che sta avvenendo in Palestina mi ha riempito il cuore di speranza. Finalmente, dopo il 2019, la gente sta scendendo di nuovo in piazza, ed è diventata marea, al punto tale da bloccare autostrade, tangenziali, stazioni. La gente non è indifferente alle ingiustizie, anche se non riguardano loro in prima persona, e, se un tema è sentito, è ancora motivo di proteste. Contemporaneamente sentivo forte un dentro di me un interrogativo: riusciremo di nuovo a portare così tanta gente in piazza per il clima?
Un tentativo è stato fatto lo scorso venerdì 14 novembre, ma il messaggio l’ho recepito abbastanza “annacquato”. I promotori di queste manifestazioni questa volta non sono stati i Fridays For Future, ma i comitati studenteschi, e le manifestazioni erano concentrate sulle problematiche scolastiche più che sul clima. Tematiche importanti, ma quando si portano più tematiche nella stessa piazza il messaggio è meno forte e chiaro.
Ed è qui che tornano le domande iniziali, in particolare una: cosa possiamo fare noi?
Ecco, è di questo, oltre che di crisi climatica sin dalle basi, che vorrei parlarvi in questa rubrica… Però qui ritorniamo alla frase iniziale. Qualche tempo fa, parlando con Silvia, mi è stato proposto di parlare di crisi climatica qui per OverThere. E io ho accettato subito volentieri, però chiedendomi: cosa posso dire, sulla crisi climatica, che non sia già detto da qualcuno che l’informazione la fa di mestiere? Ci sono già molti articoli, e le varie persone hanno un punto di partenza differente, rischio di dire cose che già si sanno, o di parlare di cose incomprensibili ai più. Mi piace avere carta bianca su cosa dire, ma, da buon autistico, talvolta mi confonde. Un po’ come, in risposta ad affermazioni come la mia precedente, ti rispondono “cos’è l’autismo?”, oppure il sempreverde “cosa fai nella vita?”. Come riesco a darti una risposta, da dove parto? Quindi niente, io sono partito dal presentare il mio percorso che mi ha portato qui, e dal lanciarvi spunti qua e là; perciò, ora la domanda la porgo a voi. Cosa vi piacerebbe approfondire? Scrivetelo tra i commenti. Io comunque continuerò a scrivere partendo dalla domanda di cui sopra, mi piacerebbe anche sfatare alcuni miti sulla crisi climatica, però aspetto spunti da voi.


27 settembre 2019 – Il corteo attraversa il Parco Gussi








