DANZA E SPORT AI TEMPI DEL LOCKDOWN

Danza e sport in quarantena e tra le quarantene: non voglio fare una disamina né un’arringa politica sulla situazione di danza e sport in questi periodi di lockdown e tra i lockdown.

Solo raccontare qualche esempio di come si vive, da appassionati o da professionisti, con lo spettro del contagio e l’altro incubo di normative non sempre chiare, non sempre univoche, non sempre eque (specialmente con le piccole realtà).

statua con ballerini di danza irlandese, foto scattata in Irlanda

Ho potuto vedere in TV qualche gara di pattinaggio artistico su ghiaccio: per la Rostelecom Cup a Mosca stadio del ghiaccio praticamente pieno al 50% cioè un sedile sì e uno no per il distanziamento, e spettatori con mascherina.

A Skate America (al di là dei giudici “locali” e dei punteggi campanilistici che hanno sollevato critiche a non finire) c’erano invece sugli spalti delle sagome di cartone che simulavano il pubblico… c’era anche qualche personaggio di fantasia tratto dai film, per rallegrare un po’ l’ambiente.

Gli atleti si sono dichiarati in genere sereni, tranquilli “come in allenamento quando ci sono solo poche persone a guardarti”, e in effetti si son viste meno cadute.

Erano stati annullati all’ultimo momento, su disposizione del Ministro della Salute Canadese, i Campionati Mondiali dello scorso marzo a Vancouver: la squadra italiana, raccontano allenatori e commentatori, era già sul posto per allenarsi e se n’è dovuta tornare tristemente in patria.

Vista anche qualche gara di ginnastica ritmica italiana nella prima metà del mese di novembre, anche qui con precauzioni, mascherine, distanziamenti ecc. ma del resto le atlete si allenano insieme e spesso vivono anche insieme, e sono supercontrollate dal punto di vista fisico e sanitario.

Purtroppo ai Campionati Europei di Kiev partiti in questi giorni mancheranno proprio le Farfalle italiane e in pratica tutte le altre squadre di punta (sei se non ricordo male le compagini presenti).

Una scelta coraggiosa sempre, tanto più alla vigilia di questo periodo così difficile per lo sport, quella di una mia amica che con due colleghe ha fondato a luglio una nuova scuola e squadra di ginnastica ritmica a Como; gli allenamenti?

Sono riuscite a fare qualcosa all’aperto la scorsa estate, hanno ripreso con tutte le precauzioni a inizio d’anno scolastico, non so come siano organizzate ora, ma poiché ho in programma un’intervista, ne sapremo di più su questa impresa.

la baby campionessa russa di pattinaggio su ghiaccio Alexandra Trusova

Personalmente pratico vari tipi di danza e le modalità sono differenti per ciascuna.

Le danze dell’800 sono esclusivamente di gruppo o di coppia, quindi gli incontri si sono interrotti a fine febbraio per riprendere con un paio di incontro estivi all’aperto, poi con le lezioni regolari a fine settembre con obbligo di mascherina per tutta la durata della lezione, uso del gel disinfettante per le mani al termine di ogni danza, e divieto assoluto per le danze che prevedono “abbracci” come i valzer: per questo da Società di Danza sono state addirittura studiate delle coreografie modificate per tenere i ballerini a distanza di sicurezza.

Purtroppo i corsi sono stati interrotti dopo due o tre lezioni.

Gli stages di danze medievali a Milano (erano in genere tre all’anno) sono bloccati, ma l’insegnante sta tenendo periodiche lezioni online di un particolare tipo di danze di corte quattocentesche, e così viene fatto anche per gli altri corsi dell’Associazione Danze Antiche.

dalla pagina FB della nuova squadra di ginnastica GR Olimpia Como

Quanto alla danza irlandese, abbiamo studiato in collegamento online (con Skype o Zoom) da metà marzo a inizio giugno… con i problemi di vicinato che si possono immaginare quando si tenti di usare le scarpette heavy (grosso modo simili a quelle da tiptap, insomma… rumorose).

A giugno due esilaranti lezioni all’aperto nel Parco di Archeologia Industriale di Sesto San Giovanni, bellissimo danzare nell’aria e nel sole ma su cemento ruvido non era il massimo e si è visto qualche capitombolo. A inizio luglio si è potuto tenere, con mascherine e distanziamento, l’annuale campus estivo di cinque giorni, non in una località turistica come preventivato bensì nel PalaGhiaccio di Sesto San Giovanni, che avevamo a completa disposizione siccome le squadre di pattinaggio artistico su ghiaccio non avevano ripreso gli allenamenti in loco.

Quindi essendo una trentina di allievi (c’erano posti limitati, ovviamente) con quattro insegnanti, si è potuto lavorare in sicurezza e perfino con allegria.

Nuova interruzione dopo le lezioni di apertura (sempre con distanziamento, mascherine, numero chiuso), si lavora online collegandoci praticamente da mezza Italia con i maestri di Tara Academy che sono a casa loro a Sesto.

Ovviamente rinviate e poi annullate le gare locali e gli esami di livello, rimandati al 2021 (speriamo non oltre) anche i Campionati Mondiali di Dublino per i quali si erano qualificati anche giovani atleti italiani (proprio un anno fa a Sesto si erano tenute le Qualificazioni, ai Campionati Europa Continentale e Oriente).

Infine la danza classica.

La scuola che frequento da quattro anni, Tballet Como, nel corso del primo lockdown aveva scelto di non tenere vere e proprie lezioni online, ritenendo che per gli allievi più piccoli sia auspicabile una supervisione, per non rischiare di farsi male;

così avevano puntato su lezioni registrate (tuttora fruibili sulla pagina FB della scuola) con esercizi di stretching e potenziamento fisico, ma soprattutto storia della danza e del balletto, stimolando a partecipare con disegni, foto, e propri video da casa.

Il tutto assolutamente gratuito.

Nel pieno rispetto delle norme vigenti si è poi tenuto uno stage estivo di due settimane tra giugno e luglio.

Le lezioni regolari sono riprese a metà settembre e… come si viveva a scuola?

all’ingresso della scuola di danza

Diciamo che la prendevamo con filosofia.

Divieto di sostare nell’atrio o davanti all’ingresso;

arrivi solo 10 minuti prima dell’inizio della lezione;

accesso solo quando erano uscite le allieve del corso precedente e la sala danza era stata sanificata e arieggiata;

obbligatorio presentarsi con mascherina e già vestite da danza perché non era possibile usare gli spogliatoi; sulla soglia veniva presa la temperatura;

entrando ci si disinfettava le mani, poi ci veniva spruzzato un disinfettante sotto le scarpe e potevamo accedere, posizionandoci nel corridoio verso la sala danza, su appositi bollini che garantivano il distanziamento;

lì si toglieva la giacca e si cambiavano le scarpe, riponendo tutto nel proprio borsone;

possibile accedere al bagno avvisando prima di entrare e dopo essere uscite, così che si provvedesse immediatamente alla sanificazione; numero chiuso nelle classi, fortunatamente la scuola ha due sale di cui una con le stesse misure del palcoscenico del Teatro Sociale di Como (circa 12 x 14 mt) e quindi ci si stava comodamente in sei allieve più il maestro di ballo più il maestro accompagnatore (cioè il pianista).

Si poteva togliere la mascherina solo dopo essersi posizionate alla sbarra su uno dei bollini di distanziamento, mentre i maestri non potevano toglierle;

correzioni comunicate a distanza, senza toccarci, e ovviamente solo esercizi individuali senza pas-de-deux o coreografie di gruppo.

Dimenticavo: nome e cognome sulla borraccia dell’acqua, sacchettino in cui riporre la mascherina.

Trafila a rovescio per l’uscita: prendo il mio borsone, rimetto la mascherina, esco sui bollini del corridoio, rimetto giacca e scarpe da strada, non è possibile trattenersi più del tempo necessario.

Insomma: NON era certo in ambienti così controllati e seguendo la disciplina da bravi ballerini, che ci saremmo potuti infettare.

il distanziamento alla sbarra

Purtroppo la convinzione “Non ci chiuderanno, perché non siamo una palestra, siamo una scuola” si è scontrata con la dura realtà e questa volta ci si è organizzati con lezioni online, a cui ormai anche i piccoli erano già abituati.

Quindi una sera a settimana ci si vede via Zoom, si ride e si scherza un po’, e poi si danza ognuno a casa propria col maestro che spiega e controlla dallo schermo e il gatto o il cane che ci zompetta tra i piedi.

E gli altri giorni magari ci si collega con lezioni online da altre parti d’Italia o del mondo.

Per tenersi pronti.

L’arte non si ferma. C’è bisogno di bellezza, soprattutto in questo momento così triste.

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